Disegno e articolo di Roberto Salvetti


Eccoci di nuovo, finalmente. Questo appuntamento motoristico che si ripropone quasi a ogni anno, è rapportabile per longevità a pochissimi altri eventi di lungo corso (nella musica il "Festival di Sanremo", nel cinema il "Festival di Venezia", nel calcio la "Champions League" già Coppa dei Campioni). E' chiaro che il nostro caro vecchio "Trofeo Vallecamonica" non può certo sostenere il confronto con queste manifestazioni di maggior caratura; tuttavia va sottolineato il fatto che la gara camuna ha segnato un percorso che attraversa ben sei decadi -dagli anni '60 del secolo scorso, sino agli anni '20 di questo inizio millennio- un primato di ricorrenza e durata che poche altre gare in salita italiane possono vantare (giusto per citarne solo un paio tra Nord e Sud Italia, la "Trento-Bondone" o la "Coppa Selva di Fasano", forti di un Albo d'Oro dal maggior numero di edizioni, essendo nate in alcuni casi anche molti anni prima). La "Malegno-Ossimo-Borno" quest'anno fa 50. Cinquanta edizioni, sarebbero potute essere di più (non fosse stato per un paio di cicli di interruzione, il più lungo tra il 1977 e il 1981 in cui la gara rischiò di finire definitivamente nell'oblio) ma non ha importanza: pensare adesso ad ogni singola edizione a partire da quell'esordio nel 1964 -chi vi scrive non era ancora nato-  e associarla a tanti fatti di portata mondiale accaduti fino a oggi, fa venire la pelle d'oca.

Vale la pena prendere ad esempio proprio il 1964: diventavano famosi artisti come Bobby Solo o Gigliola Cinquetti (mentre gruppi storici come i Nomadi o i Pooh erano ancora "in embrione", figuriamoci i Pink Floyd...); in politica vi era la dipartita -proprio nei giorni a ridosso della prima Malegno-Borno- dell'allora segretario PCI Palmiro Togliatti; il pontefice allora in carica era il bresciano Montini ossia Paolo VI, mentre il Capo di Stato era Antonio Segni. Usciva il primo film dei Beatles (A hard day's night) mentre Nelson Mandela finiva imprigionato in carcere con la prospettiva di rimanerci a vita (per fortuna la sua storia ha avuto poi un esito migliore), mentre la splendida Marilyn Monroe aveva lasciato questo mondo già da un paio di anni.

A leggere questi fatti sembra passata un'eternità, ma a distanza di quasi 60 anni sono ancora tra noi numerosi testimoni di quei "favolosi anni '60 da corsa" che sui nostri bei tornanti ci passavano il fine settimana motoristico, chi impugnando un volante (gente come Luciano Dal Ben o Luigi Moreschi, debuttanti allora giovanissimi e tuttora in attività) o chi dall'altra parte della scena, ovvero su quelle "tribune naturali" sottoforma di pubblico: ancora ai giorni nostri capita di sentire al bar qualche attempato spettatore di quei tempi uscirsene chiedendo in dialetto "...Quando la fanno, la prossima Malegno-Borno?" cosicchè il tempo pare d'incanto fermarsi.





Un tratto del percorso che da Malegno porta a Borno, periodo precedente l'asfaltatura. Sono visibili i "due ponti" (da qui il nome con cui è noto questo tornante) (foto © Archivio Magnolini - Lombardia Beni Culturali)



I miei ricordi più belli sono quelli che iniziano dalla prima metà degli anni '70, quando ancora ci si accontentava con poco e nei bar di paese si poteva scegliere solo tra "panino o toast", tra il cono di "gelato sciolto" o il "gelato al biscotto", "spuma nera" o "spuma arancio" (per la bottiglietta vi era la cauzione di cento lire da pagare in anticipo, che si riaveva indietro solo dietro la restituzione del vuoto), oppure la ormai dimenticata caraffa di gazosa in cui scioglievamo un ghiacciolo alla menta. In quegli anni vedevo arrivare le prime bottiglie di aranciata "Fanta" (con cui in omaggio davano un "mini-puzzle" che raffigurava disegni variopinti con dei sorridenti "labbroni animati"), i bambini indossavano le magliette di "Yuppi Du" o di "Piange il telefono" (grandi successi nei juke box di quel periodo). Nei giorni di gara circolavano degli incaricati che si facevano a piedi tutto il tracciato per vendere al pubblico l'elenco degli iscritti (che costava quasi quanto un pranzo in trattoria): a fine gara andavo poi per i prati a fare rastrellamento nel tentativo di recuperarne "agratis" una copia dimenticata da qualcuno, purchè ancora in buono stato. Già al venerdì mattina comparivano le prime tende canadesi (rigorosamente due posti: romanticamente immagino qualche cinquantenne di oggi, magari nato da quelle belle occasioni...), in tanti già respiravano l'atmosfera della "Malegno-Borno" sin dalle prime fasi, quelle delle verifiche tecniche: si potevano già ammirare le vetture nelle loro infinite ricognizioni -oggi proibite- su e giù per il tracciato tra sgassate di acceleratore, grattate di marce che non entravano, scie odorose di ricinato lasciate dalle Simca R2, le A110 Alpine 1600, le Alfa Romeo Gta e le tantissime Giannini e Abarth 595 e 1000. Poi ancora, le protezioni ai guard-rail: barriere composte da gialle e odorose balle di paglia, che spesso non arrivavano a domenica poichè nelle fresche notti di fine agosto/metà settembre qualcuno usava dar loro fuoco per scaldarsi... se qualcun altro non aveva già provveduto a imboscarsele nella propria stalla,  per ricavarci il giaciglio del maiale o delle galline.





Il folto pubblico degli anni '60  (© Museo Camuno della Fotografia Storica)


Le vetture derivate di serie utilizzate da molti aspiranti piloti di allora -ed è stato così fino praticamente a tutti gli anni '80- erano in alcuni casi le stesse con cui si recavano al lavoro di tutti i giorni, mentre le Gran Turismo o le Sport arrivavano in Valle celate da un telo -che ne lasciava giusto intuire le silhouette- su dei rimorchietti in cui c'era lo stretto necessario per l'assistenza (un treno di gomme da asciutto e uno da pioggia, la cassetta degli attrezzi e poco altro): ricordo anche di aver visto arrivare una "700 Giannini" (le Fiat 126 di Gruppo 5, per intenderci) sul pianale di un piccolo pulmino Volkswagen che per farla scendere doveva scivolare con le ruote su due assi di legno. Una vettura ammaccata da qualche incidente in prova non dava per vinto il pilota: se il trittico "ruote-motore-cambio" funzionava ancora, non era raro vederla riapparire il giorno dopo in gara, con ammaccature ancora evidenti sulla carrozzeria oppure con un fanale "guercio". Solo in apparenza poteva sembrare tutto improvvisato, ma così non era. Con il passare del tempo il progresso tecnologico ha fatto passi enormi: siamo così passati da leggende metropolitane come le candele "picchiate dentro col martello" a veri e propri caravan completi di modulo abitabile (doccia e gabinetto compresi), assistenza meccanica e logistica (vere e proprie "officine itineranti" in cui non manca davvero nulla), dotazioni di sicurezza e regolamentari in costante aggiornamento (con buona pace del portafogli di chi aspira ad avviare una carriera agonistica con sacrificio), fino alla figura delle "ombrelline", che da qualche anno sono divenute una presenza fissa sulla linea di partenza, con l'intento di appagare l'occhio non solo di chi è appassionato di tornanti ma anche... di curve!

Tutto questo è la "Malegno-Ossimo-Borno" del "terzo millennio": vetture sempre più evolute e performanti per piloti oggi forse meccanicamente più "assistiti" rispetto a ieri, ricambio generazionale di spettatori e innovazioni di ogni tipo, anche di comunicazione grazie ai "social network" che con immediatezza forniscono informazioni di ogni sorta. Ma il fascino che attira pubblico da oltre mezzo secolo rimane immutato: anno dopo anno, la gara camuna rinnova la sua sfida con il tempo senza mai accusarne il peso.

2021: eccoci di nuovo!








1972 - Quando ai concorrenti era consentita la ricognizione pre-gara (anche con le vetture Sport!)
(Foto Gilberti - Malegno)