"Pam" premiato alla "Sarezzo-Lumezzane" 1966. Alla sua sinistra, Arduino Becchetti (©sarezzolumezzane.it)

 

Sono passati ormai quasi 30 anni dalla prematura scomparsa di Marsilio Pasotti, ma il suo nome (anzi, il suo pseudonimo ricavato dalla contrazione del proprio nome e cognome) è tuttora ben impresso nella memoria degli appassionati di automobilismo di allora, quanto in quelli di nuova generazione, i quali han sentito raccontarne le gesta da parte di zii, genitori, articoli di vecchi giornali e varie pubblicazioni dedicate alle più famose Cronoscalate in cui "Pam" ha messo i propri sigilli sui rispettivi Albi d'Oro.

Pasotti nasce a Lumezzane, cittadina bresciana sita nella zona della Valgobbia, nel 1939. Ancora ragazzino inizia a subire il fascino dell'automobile, concedendosi qualche innocente "fuga" con l'auto di papà Faustino, presa di nascosto. Ma il padre, non è esattamente favorevole all'ambizione del figlio, tant'è che raggiunta la maggiore età, Marsilio ricorre all'espediente di uno pseudonimo (piccola ma importante soluzione adottata all'epoca da moltissimi piloti per poter agire in...incognito) per poter iniziare a gereggiare senza che i familiari ne venissero a conoscenza. Il "truchetto" però dura poco: papà Faustino lo viene ben presto a sapere (pare leggendo alcuni articoli giornalistici sportivi) e le conseguenze si possono ben immaginare. Ma il padre dovrà quanto prima rendersi conto che Marsilio ha la testa sulle spalle e che per lui la priorità assoluta è il lavoro principale, mentre le corse svolgono un ruolo solamente marginale. "Pam" inizia a vincere le sue prime corse con una Fiat 600 Abarth. La Csai usava a quei tempi assegnare ai vincitori premi di grande utilità: buoni benzina, pneumatici o ricambi per la propria autovettura. "Pam" continua così la sua inarrestabile carriera sportiva, ottenendo nei primi anni '60 numerose vittorie di classe a bordo della Fiat 850 Abarth, vettura che gli consentirà di vincere anche il titolo di Campione Italiano Turismo. Dopo aver conquistato il Titolo europeo in classe 1000 nel 1965 (sempre con un'Abarth) "Pam" inizia anche a correre in pista, in Italia e all'estero. Potrebbe e vorrebbe fare di più, ma lui, troppo appassionato del suo lavoro (un'attività commerciale specializzata in costruzione di tubi in rame) preferisce continuare a relegare le corse automobilistiche in secondo piano.

Tuttavia, nel 1966, gli viene messa a disposizione una splendida Ferrari Dino 2000. Con questa vettura inizia a conquistare le sue prime prestigiose vittorie assolute. Da quel momento, per il lumezzanese saranno stagioni felici, sempre alla guida di potenti e ammiratissime vetture (fornitegli rispettivamente dalla "Brescia Corse" che dalla "Mirabella Mille Miglia", due prestigiose scuderie bresciane tuttora attive) tra le quali ricordiamo l' Alfa Romeo 33, l'Abarth 2000, la Ferrari 512, che porterà spesso alla vittoria frantumando record su record un po' dappertutto. Sempre protagonista in salita ed in pista fino a metà anni '70, "Pam" non amava però altre discipline automobilistiche come ad esempio il Rally: come raccontava la figlia Maria Vittoria sul libro "Malegno-Ossimo-Borno: La Mille Miglia delle corse in Salita", non capiva la figura del navigatore e non gli andava a genio l'idea che fosse un altro a dirgli come guidare, quando girare e come frenare. Voleva essere lui, e solo lui, sicuro di ciò che faceva (come dargli torto?).

 

  


Due immagini offerte dall'archivio di Carlo Cirelli, tratte dall'edizione 1971: schierato alla partenza (si riconosce Bonomo Baisotti, uno dei fondatori della "Malegno-Borno") e mentre percorre il tornante al bivio di Lozio, su Ferrari 512.

 

 

Legatissimo ai colleghi e personaggi dell'ambiente motoristico e sportivo, fu particolarmente scosso dalla tragica morte dell'amico "Noris", di cui fu diretto testimone durante la Malegno-Borno 1972, essendo lui partito da Malegno proprio dopo lo sfortunato campione.

Alla Malegno-Borno ha partecipato a numerose edizioni, vincendone ben 4: un record rimasto imbattuto per 10 anni fino all'avvento di Mauro Nesti, il quale inizia a vincere a Borno nel 1975: quasi un passaggio del testimone da parte del bresciano che proprio quell'anno, con un terzo posto assoluto, si congeda pian piano dalle corse. La decisione probabilmente maturata durante la Targa Florio dello stesso anno, corsa che iniziava a diventare troppo pericolosa e non a caso in quell'edizione funestata da troppi gravi incidenti. In un'occasione particolarmente drammatica "Pam" si ferma per soccorrere alcuni colleghi rimasti feriti; gli viene chiesto di continuare la sua gara ma lui risponde in questo modo: "No, questo modo di correre non mi piace più: continuate voi, a me piace correre ma in modo umano!"

La sua popolarità rimane immutata anche con il passare degli anni in cui lo si vede spesso al via della "Mille Miglia" storica. La sua vita però si ferma troppo presto: un male incurabile lo aggredisce improvvisamente; si sottopone a un intervento chirurgico a Londra dove vi tornerà periodicamente per i cicli di terapia, ma senza speranze. Nonostante un'emorragia che lo ha colpito poco tempo prima, riesce a prendere un'ultima volta il via alla "Mille Miglia" poche settimane prima di morire, alla guida di una Bentley. L'intenzione è di portare a termine la storica corsa, ma non gli sarà possibile. La sua corsa più importante, quella della vita, si chiude il 2 agosto 1989, a soli 50 anni.

 


 

 

Sopra: in azione alla "Sarezzo - Lumezzane" 1966 su Ferrari Dino (©sarezzolumezzane.it)



 

A sinistra: la vittoriosa "cavalcata" nel 1973 con l'Alfa Romeo 33 Sport. A destra: ultima partecipazione di "Pam" a Borno, nel 1975.