La corsa negli anni '70 vista da "baby-spettatore"

di Roberto Salvetti

(Articolo pubblicato su questo sito nel 2008)

 

I miei primi vaghi ricordi legati al Trofeo Vallecamonica risalgono ai lontani anni 1973-74. Ero troppo piccolo per potermi ricordare della tragedia del popolare pilota Giacomo Moioli (più conosciuto come "Noris") accaduta nel 1972, tuttavia il suo nome continuava a echeggiare tra gli appassionati nelle edizioni successive, sicuramente a sottolineare il senso di vuoto che questo grande campione ha lasciato nel panorama automobilistico internazionale. Ogni anno torno a Malegno per assistere alla corsa dal momento che, avendo vissuto per oltre 30 anni nel punto che si affaccia sul Bivio di Lozio, sono praticamente cresciuto "dentro" la corsa, vivendola già da parecchie settimane prima dello svolgimento di ogni edizione.

Era frequente, infatti, svegliarsi nel cuore della notte o di primo mattino al rombo di qualche vettura "preparata" in previsione della Malegno-Borno: alcuni piloti, per lo più locali, prediligevano queste ore notturne per "saggiare" le qualità - o scoprirne i difetti - della propria vettura, oppure per memorizzare bene i punti più difficili del percorso, certi di poter percorrere tranquillamente alcune porzioni del tracciato senza trovare traffico. Anche nei tardi pomeriggi che precedevano la corsa (spesso e volentieri si iniziava anche un mese prima!) si assisteva a dei veri e propri appostamenti da parte di gruppi di ragazzi in alcune delle curve più impegnative. Il loro compito - o divertimento, se preferite - era quello di segnalare "via libera" ai futuri concorrenti, sbracciandosi con energia nel classico cenno di "venire avanti" una volta assicuratisi che il tratto fosse sgombro dal normale traffico. In quelle sere si iniziavano a intuire le potenzialità di alcuni "drivers" e dei loro mezzi. Capitava talvolta che molti aspiranti piloti alle prime esperienze utilizzassero per il loro debutto agonistico la stessa vettura adoperata ogni giorno per recarsi al lavoro. Questo la diceva tutta sulla passione che animava gran parte dei piloti di allora, disposti a tutto pur di poter partecipare ad una gara anche a dispetto di scarse risorse economiche. La "tradizione" dell'appostamento è proseguita più o meno fino alla seconda metà degli anni '80: purtroppo il costante e inesorabile aumento del traffico anche in queste zone "extraurbane" di montagna ne ha reso necessario lo "stop", inizialmente con qualche difficoltà (rimaneva sempre uno sparuto gruppo di "irriducibili", che ben presto però erano costretti a far ritorno alle proprie case, sia a causa di improvvisi sopralluoghi da parte delle Forze dell'Ordine, sia perchè ormai quasi più nessun concorrente "osava" rischiare di incorrere in qualche memorabile sanzione...) ma infine la cosa ha preso spontaneamente il suo corso in modo definitivo.

Già il giovedì sera, giorno che precedeva le verifiche tecniche al Campo Sportivo di Malegno (e in tempi più remoti al Piazzale della Stazione di Boario Terme), non era raro veder salire verso Borno le prime vetture "Sport Prototipo" posizionate sui rimorchi e abilmente coperte da un telo che ne lasciava intravedere l'inequivocabile sagoma. I tempi dei maxi-camper (o meglio, i "Van") adibiti a officina itinerante erano ancora roba per pochi veri "Big" del volante...

Un'altra tradizione che si protraeva negli anni era il continuo andirivieni delle vetture appena punzonate lungo il percorso. I piloti salivano verso Borno, per poi ridiscendere a Malegno e risalire nuovamente, al fine di studiare il tracciato e al tempo stesso provare la macchina già dotata del numero di gara. Anche questa "usanza" - assieme a quella degli appostamenti - è stata soppressa, in quanto potenzialmente pericolosa per il traffico ordinario.

L'aria della gara e del clima festoso che l'accompagna iniziava già a farsi sentire al pomeriggio del venerdì, giorno delle verifiche. Puntuale ed immancabile ogni anno il montaggio della baracca in lamiera, che avrebbe funzionato da "chiosco-bar" in prossimità del tornante "Due Ponti" (sempre nello stesso punto, anche nei primi anni in cui la gara riprese dopo l'interruzione di 5 anni), mentre iniziavano a vedersi spuntare i primi accampamenti degli appassionati che si assiepavano con le loro tende per potersi gustare due giorni di corse e...libertà (le grigliate notturne tra amici - spesso anche a base di vino, birra e...schitarrate! - sono rimaste a tutt'oggi un "must" tra gli appassionati).

 

 

Accampamenti e grigliate: una tradizione tra il pubblico!

 

In un consolidato rituale salivano, nell'ordine, i vari Addetti alla sicurezza che nei punti più critici posizionavano i cartelli con l'avviso di "Zona pericolosa vietata al pubblico" realizzati in modo molto artigianale con leggeri pannelli di compensato scritti a vernice spray e piantati nel terreno; i "ballisti" (come io li definivo da bambino...) che ergevano veri e propri muri di balle di paglia protettivi nelle curve pericolose (balle di paglia che spesso e volentieri non arrivavano mai a vedere la gara, in quanto c'era chi se le portava in stalla per creare un giaciglio ai maiali o, nella peggiore delle ipotesi, chi se le trascinava al proprio accampamento e le bruciava di notte per scaldarsi...); infine, il mattino precedente le prove ufficiali, i ragazzi addetti alla vendita del giornale ufficiale della Malegno-Borno che pian piano salivano lungo il tracciato, a piedi, per vendere al pubblico il mitico "Brescia Club" che conteneva l'elenco degli iscritti e numerose foto di repertorio (che di anno in anno erano spesso le stesse...).

A questo punto la gara aveva inizio. Il caratteristico odore dolciastro di olio bruciato, lasciato da ogni vettura dietro di sè, appartiene ai ricordi (di tanto in tanto non manca di farsi sentire anche oggi, fuoriuscito durante la salita delle Auto Storiche, grazie alle quali oggi si può ancora assaporare, per qualche minuto, il fascino delle edizioni di quegli anni), così come la fantasia dei concorrenti nel personalizzare la propria auto di gara (chi non ricorda la simpatica aggressività delle vecchie FIAT 500 e 126 private dei paraurti, con il tetto a scacchi, e un cofano motore rimasto aperto per poter contenere un propulsore "maggiorato"? Oppure la simpatia ispirata dalle SIMCA R2 gialle col posteriore zebrato?)

Fino alle ultime edizioni degli anni 70 non era possibile, in molti punti del tracciato, sapere dell'andamento della gara in quanto pochissime zone erano coperte dal servizio di amplificazione (in genere gli altoparlanti erano situati in zona Partenza e in zona Arrivo) fornito dalla società dell'allora speaker Bini che per anni si è occupato delle radiocronache del Trofeo Vallecamonica. Per sapere i risultati finali della corsa ed il nome del vincitore occorreva attendere parecchi minuti, prima che il "passaparola" si diffondesse tra le migliaia di spettatori che ridiscendevano a valle...oppure recarsi in zona Parco Chiuso dove venivano esposte le classifiche. Solamente a partire dalle edizioni dei primi anni '80 si è data ulteriore importanza all'amplificazione, posta finalmente nei punti più "cruciali" del percorso, quelli con più afflusso di pubblico.

Ricordo con un po' di nostalgia la marea di pubblico che affollava le tribune naturali offerte dalla Malegno-Borno nei suoi anni migliori. Gente che con il proprio "plaid" al seguito trovava posto ovunque: sui prati, sulle rocce, sui tetti delle case per poter vedere porzioni più ampie di tracciato, sui posti più impensabili (perfino sui rami di un abete altissimo - abbattuto alcuni anni fa - posto proprio dietro il tornante dei Due Ponti, da cui era possibile vedere quasi tutto il tratto che andava dalla Partenza fino a ben oltre il Bivio di Lozio). Si registravano presenze record (alla ripresa della corsa dopo un'interruzione di 6 anni, nel 1982, si stimava un qualcosa come 100 mila persone!) oggi impensabili, causa anche l'inizio forse fin troppo mattiniero della competizione - prima vettura alle 9 di mattina! - che non lascia molte possibilità a quel pubblico che vuol prendersela comoda senza costringersi a "levatacce" per raggiungere la propria postazione a piedi. Il serpentone di automobili in coda che scendeva da Borno verso Malegno per il rientro a casa a fine gara, riusciva a durare anche due ore abbondanti, con i piloti per ultimi, che dopo le premiazioni scendevano con la propria vettura di gara e il trofeo in bella mostra accanto al loro posto guida.

 

     

 

L'unica nota stonata di allora era la desolante immagine dei prati deturpati da rifiuti di ogni genere lasciati dal pubblico alla fine della corsa; oggi per fortuna c'è chi si occupa della pulizia di queste "tribune naturali" laddove non arriva il senso civico di chi assistendo a una gara automobilistica - peraltro senza il dovere di pagare alcun biglietto - non si cura di rimuovere le tracce lasciate dai propri picnic!

Questo era per me il Trofeo Vallecamonica dei tempi migliori, che spero con i miei ricordi di far rivivere a chi ha più o meno la mia stessa età, oppure, per i più giovani, di dare ancora più risalto al fascino tutto sommato immutato di questa splendida manifestazione.

Sopra: un esempio di quanto la folla fosse protagonista alla Malegno-Borno. A sinistra: siamo nell'edizione 1982 con Luciano dal Ben alla guida della Ferrari 308 GTB. Al centro: il passaggio di una Fiat 128 in un mare di folla nell'edizione 1971. A destra, pubblico un poco inferiore rispetto ai decenni passati, ma che non ha nulla da invidiare a una gara di F.1: siamo nel 1996 con Pasquale Irlando alla guida dell'Osella.